PREMIO LETTERARIO ROCCA FLEA

Prof.ssa Tullia Maggini

Prefazione

Per dare ragione del valore di una narrativa che continua a nutrire copiosamente il Premio Rocca Flea, non c’è di meglio che far parlare loro, gli autori partecipanti, in primis, com’è logico, i vincitori e i segnalati delle tre categorie.

Tutti hanno sviluppato la tematica proposta con percorsi molto personali, diversi nell’uso delle tecniche narrative, nei contenuti, che spaziano da quelli più propriamente storici e civili a quelli affettivi, familiari, intimisti.

Senza voler entrare in una dimensione che non ci compete, il titolo a doppia frase, uno stralcio di quella che, in una lunghissima e ricchissima pagina biblica, getta uno sguardo sapiente, anche immaginifico, sull’eterno fluire della vita con i momenti bui e quelli luminosi, tutti i narratori ci propongono una loro visione, una risposta, una interpretazione del reale, mai estremista e a senso unico.

In un momento come quello che stiamo vivendo un argomento ricorrente è inevitabilmente la guerra, nelle più varie declinazioni, da quelle di un nostro recente passato a quelle a noi prossime, attualissime, che affondano nelle miserie di un’umanità ferita, ogniqualvolta, e sono parole dei nostri, i torti subiti, sommati tra loro, diventano collettivi, ma non sempre oggettivi, e il rancore si espande come una macchia d’inchiostro su un foglio bianco.

La banalità del male, che avanza dai muri dell’odio ogni giorno, invisibile e mostruosa, avvinghiata ai palazzi del potere da anni di divisioni e rancori, pretesa di dominio e di conquista, che hanno radici nei secoli della storia, trasformata in tragedia disumana, dove il vicino diventa nemico e il nemico, senza nome e senza volto, si trasforma in un mostro da distruggere, una maschera senz’anima, un bersaglio senza corpo, senza vita.

Guerra, tra l’altro, vuol dire erigere steccati e infatti le guerre materializzano dolorosamente i confini, mentre quelli naturali, come le stesse montagne, non hanno mai impedito relazioni, scambi, legami affettivi.

Ma la letteratura è soprattutto arte, e allora sentite come, in alternativa alle crude immagini che le videotecnologie ci propongono continuamente, la parola creatrice può suggerire immagini, suscitare emozioni in grado di durare e lasciare tracce di vita oltre la distruzione: dal triste ricordo della strage terribile in una grande stazione ferroviaria nasce un personaggio che, vittima indiretta, non intende più abbandonare quel luogo, anzi, vuole lasciare lì un segno all’incontrario, un segno di cura, coltivando rose, trasformando quel luogo di morte in luogo di vita.

Sotto le bombe in Ucraina una bambina non udente ha come compagni di vita i libri, che per lei si animano, con i personaggi che diventano suoi compagni di giochi; così i muri che tremano sotto le bombe in realtà sono i personaggi che scalpitano per uscire dalle pagine e il libro che cade dallo scaffale è quello che ha vinto la gara per giocare con lei! C’è una bimba che la guerra la vede e la sente e allora si lascia andare a considerazioni poco lusinghiere su noi grandi: “Gli adulti fanno domande ma a nessuno interessano le tue risposte.

“Gli adulti non ci ascoltano, hanno già deciso cosa fare … e fanno la guerra“.

La bimba chiede al mondo delle favole come nasce la gioia e la pace e come si può insegnare agli adulti.

Che le donne, vittime di tante violenze e proprio per questo, possono costituire una speranza di pace e di crescita, lo dicono anche i nostri autori,  attraverso storie crude ma  piene di speranza.

Il tema della natura arricchisce spesso le narrazioni, quando non ne diventa protagonista; a volte è il mare, come nel testo vincitore, dove ha un ruolo importantissimo, quasi di simbiosi con l’essere umano; spesso è la montagna, fonte di vita, rifugio per chi cerca la libertà.

Anche la natura animale ha un ruolo importantissimo, vicino a chi lotta per la vita e per la pace; ecco allora la figura dolcissima di un “salvatore“, protagonista di una lunga avventura, che si conclude con la costruzione di una statua a lui dedicata, senza avere mai, nella narrazione, accennato il benché minimo“latrato”!.

Si demolisce poi si ricostruisce anche nei percorsi personali, interiori, dove la strada da percorrere ha magari bisogno di tanto aiuto, specie se parliamo di giovani, con le loro lacune emozionali, le loro solitudini.

Anche in questo ambito continua l’epica delle donne che conquistano il loro posto nel mondo, ma qui tale epica assume un volto nuovo e direi anche piuttosto realistico: quelle che hanno ormai trovato il loro posto nel mondo, oggi, magari da nonne, si trovano  a dover sostenere e motivare un percorso di  riscatto che sarebbe a portata di mano, ma che per pigrizia, o un’illusoria conquista già acquisita, non viene visto o capito, con il rischio di un ritorno all’ indietro, nell’ abisso dell’ ignoranza,  della violenza e della sopraffazione.

Nella considerazione, da parte della giuria, di un buon livello generale di scrittura, si evidenzia, in particolare, il valore, l’efficacia evocativa e rappresentativa della parola, in un caleidoscopio di espressioni originali, capaci di suscitar emozioni e suggestioni che hanno reso assolutamente gradevole la lettura.

Un inno al valore della parola come supremo strumento di comunicazione in questo breve stralcio:

”Se parli bene, maggiore e migliore sarà la tua influenza sulla realtà che abiti.Ed è tristemente vero il contrario“.

In questo anno 2023 il Premio Rocca Flea presenta una novità: la partecipazione, in via sperimentale, degli allievi della Scuola Secondaria di Primo Grado “Franco Storelli“ di Gualdo Tadino che, pur nella ristrettezza dei tempi, hanno partecipato con convinzione e discernimento, riuscendo a proporre, nell’ alternarsi di buio e speranza, di guerra e di pace, nella realtà quotidiana per lo più contrapposti, una rosa di  situazioni dove il guardarsi  benevolo, il riconoscersi, il nutrire sentimenti reciproci  sfumano verso quel sentimento che forse noi adulti spesso dimentichiamo : la “ Compassione “ .

Il valore profondo della parola, che rimanda alla sua etimologia, che sempre ci suggerisce un “con“ e non un “contro“, ci può aiutare a cogliere, come conclusione del nostro discorso, la bellezza di un’immagine colta nel corso della nostra lettura: “…il contrario di costruire non è distruggere, ma guardare crescere, contemplare.

E se costruire vuol dire assemblare da materiali preesistenti, l’opposto è sciogliere, cioè liberare! È il gesto dei bambini che, dopo aver costruito il castello di sabbia, non lo distruggono ma lo contemplano mentre si sgretola via…

Il Presidente di Commissione PRF 2023

                                                                                                 Prof.ssa Tullia Maggini